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L’acqua Potabile A Basso Residuo: Cosa Significa E Come Si Ottiene

L’acqua potabile a basso residuo: cosa significa e come si ottiene

Una celebre canzone parlava di “acqua azzurra, acqua chiara” che si poteva “finalmente bere”. Certo, il pezzo è un capolavoro indiscusso della musica italiana, ma davvero basta che l’acqua sia chiara ed azzurra affinché si possa bere (e dunque definire potabile)? La risposta purtroppo è no: la realtà è molto meno poetica e per analizzare la purezza dell’acqua sono necessari diversi test di laboratorio, spesso lunghi e complessi…

Fortunatamente la rete idrica nazionale fa arrivare nelle nostre case un’acqua potabile, ovvero “destinata al consumo da parte dell’uomo”. Tuttavia, alcuni aspetti – come ad esempio i valori del cosiddetto “residuo fisso” – possono variare anche nell’acqua dei nostri rubinetti: per questo sempre più italiani stanno affidandosi ai comodi ed efficienti depuratori a osmosi inversa.

Se ti stai chiedendo che cosa sono i depuratori a osmosi inversa e come funzionano,
puoi leggere qui la nostra guida completa sul tema

Che cos’è l’acqua potabile?

Prima di parlare di questioni più tecniche – come per l’appunto il residuo fisso – dedichiamo qualche riga al concetto di acqua “potabile” cercando di capire che cosa questo termine significhi dal punto di vista scientifico. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la Comunità Europea, infatti, hanno stabilito quali requisiti debba avere l’acqua destinata al consumo da parte dell’uomo, definendo dei parametri fisici e chimici che i vari paesi del mondo sono tenuti a rispettare.

Ad esempio il pH (ovvero quella scala di misura che viene usata per indicare l’acidità di una soluzione) dovrà essere compreso fra i 6,5 e i 9,5. Per quanto riguarda le sostanze chimiche, invece, le reti idriche pubbliche dei paesi più avanzati si occupano di ridurre al minimo i nitrati (mai al di sopra dei 5 mg/l) e di eliminare nitriti e ammoniaca. Anche i cloruri dovranno trovarsi in una concentrazione minima, mai al di sopra dei 25 ml/l.

Per verificare questi dati sono necessarie ovviamente diverse analisi, che in Italia sono rese obbligatorie dal Ministero della Salute; noi cittadini possiamo comunque monitorare l’acqua della nostra rete idrica controllando che sia sempre incolore, insapore e inodore, nonché priva di particelle particolarmente visibili… ed eventualmente rivolgerci a dei laboratori indipendenti nel caso avessimo dei dubbi sulla sua salubrità, valutando – nel caso di brutte sorprese – l’installazione di un depuratore.

Che cos’è il residuo fisso?

Abbiamo dunque scoperto che l’acqua della nostra rete idrica, per legge, rientra sempre nei canoni dell’idoneità al consumo da parte dell’uomo. Restano tuttavia delle variabili come il cosiddetto “residuo fisso”: molti di voi ne avranno già sentito parlare in relazione alle acque oligominerali che si possono acquistare nei supermercati. Si tratta, in buona sostanza, dell’insieme delle sostanze chimiche organiche o inorganiche – che possiamo trovare disciolti all’interno dell’acqua che beviamo.

Nella maggior parte dei casi il residuo fisso è composto da quelle particelle di minerali che l’acqua porta con sé scorrendo fra le rocce, ma si può accumulare anche a causa degli agenti atmosferici. Il parametro in questione si misura in milligrammi per litro e anche in questo caso gli acquedotti che ci riforniscono devono sottostare a limiti ben precisi: nella fattispecie, il residuo fisso dell’acqua di rete deve essere sempre inferiore ai 1500 mg/lt (negli acquedotti italiani questo valore si attesta mediamente sui 300 mg/lt).

In base al residuo fisso presente al suo interno si possono così classificare diversi tipi di acqua: quelle particolarmente ricche di sali minerali (dunque con residuo superiore ai 1500 mg/lt) vengono raramente bevute dall’uomo e solo su consiglio medico. Le acque oligominerali (fra i 50 e i 500 mg/lt) sono invece perfette per essere consumate quotidianamente. Le acque leggere invece hanno un residuo poco inferiore ai 50 mg/lt, sono perfette per i bambini e oltre a favorire la diuresi sono anche in grado di aiutare nell’espellere piccoli calcoli renali.

Attenzione, però: l’acqua del tutto priva di residuo, ovvero demineralizzata, è assolutamente inadatta al consumo umano e viene utilizzata per altri scopi. Il più comune lo conosciamo tutti: si versa all’interno del ferro da stiro per prevenire la formazione di calcare all’interno dell’elettrodomestico!

Il residuo fisso e l’impatto sulla salute

La presenza minima o elevata di sali minerali all’interno dell’acqua può impattare direttamente sulla nostra salute: chi soffre di calcoli e ipertensione, ad esempio, dovrebbe cercare di evitare i residui particolarmente elevati e prediligere acque più leggere (oltre ad adottare un regime alimentare “iposodico”). D’altra parte, chi pratica attività fisica e sportiva non potrà che trarre giovamento da un’acqua maggiormente mineralizzata, in quanto grazie ai sali potrà recuperare più facilmente dagli sforzi.

Le acque più leggere e prive di sali sono invece consigliate non solo ai bambini più piccoli ma anche alle donne incinte (alle quali consigliamo un residuo fra i 150 e i 250 mg/lt) e a coloro che soffrono di ritenzione idrica. Un’acqua priva di grandi quantità di sali, inoltre, può aiutare a regolare la pressione arteriosa e favorire la depurazione dell’organismo. Ogni persona dunque ha le sue necessità per garantirsi un’idratazione sana e in sintonia con le proprie condizioni.

Chi volesse acquistare un depuratore a osmosi inversa Ecoline, comunque, può stare tranquillo: con il nostro sistema esclusivo Energy 2.1 il residuo dell’acqua di rete potrà essere regolato all’occorrenza, in base alle necessità di ognuno. E grazie agli appositi frammenti di rocce dolomitiche sarà addirittura possibile rimineralizzarla, conferendole le medesime proprietà dell’acqua di montagna: una vera e propria magia tecnologica.

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